Cos'è il BINGE EATING DISORDER?
Ma, effettivamente, che cos è il Binge Eating Disorder (BED) o disturbo da Alimentazione Incontrollata?
Premetto che parlarne non sia semplice, ancora meno, se il percorso di fuoriuscita dalla condizione problematica non si è ancora concluso; ma proprio perché credo nel fatto che condividere con altri le nostre difficoltà sia un’opportunità per trovare delle strategie di auto miglioramento, sono sicura di quanto questo sia fondamentale mettendoci la faccia. In questo modo possiamo far conoscere agli altri quelli che sono gli effetti devastanti che questo disturbo rilascia sul nostro corpo oltre che sulla mente. Credo questo sia fondamentale, perché approfondendo questa tematica, mi sono accorta, di quanto nel panorama nazionale e, ancora meno in quello locale, si faccia ancora fatica, non solo a trattare tale disturbo dal punto di vista clinico, ma anche di quanto questo’ultimo sia ancora poco conosciuto, sebbene tante persone ne soffrono senza saperlo.
Fra quelle persone che ne hanno sofferto per anni, senza accorgersene, ci sono stata pure io, potendo toccare con mano quanto tutto questo sia molto doloroso. Il Binge Eating, è un disturbo alquanto subdolo da da individuare e quindi da comprendere. Inoltre, solo chi ci ha a che fare quotidianamente, può comprendere quanto in tutto questo si ci sente molto soli oltre che incompresi da tutti. credo quindi nell’importanza della realizzazione di una rete di sostegno, anche sul nostro territorio, capace di sostenerci nei momenti di difficoltà oltre che aiutarci a trovare strategie di fronteggiamento comuni. Strategie che sono uniche per ciascun individuo, ma se condivise, possono essere d’aiuto non solo a noi persone che ne soffriamo, ma anche a chi giorno dopo giorno ci sta accanto; perché questa è una patologia che come un sanguisuga influenza fortemente anche chi non ne è direttamente affetto, ma ne ha a che fare continuamente.
Detto ciò possiamo affermare che si tratta di un disturbo alimentare in cui vi è la presenza di abbuffate (almeno 1 crisi a settimana per almeno 3 mesi) senza però, alcuna forma di compensazione (come vomito o lassativi). Le persone che soffrono di BED solitamente tendono ad aumentare di peso fino a raggiungere l’obesità, ma non bisogna confonderlo con quest’ultima. Infatti, la caratteristica principale del BED è la perdita di controllo durante l’abbuffata oltre che la presenza di un senso di vergogna o di colpa in seguito alla crisi di fame.
L’esordio di questa patologia solitamente si verifica in tarda adolescenza o all’inizio della prima giovinezza, ma non si esclude la presenza di questa problematica anche in età più avanzata.
Il Binge Eating Disorder è una patologia psichiatrica classificata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) fra i Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Ed è proprio quest’ultimo che definisce i criteri per la definizione di BED.
I criteri diagnostici del DSM-V per definire questo disturbo sono:
1. Ricorrenti episodi di abbuffata.
Le abbuffate si verificano quando:
- la persona si ritrova a Mangiare in un determinato lasso di tempo molto breve (ad esempio 2 ore) una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo;
- la persona ha la Sensazione di perdere il controllo durante l’abbuffata (ad esempio, sente di non riuscire a smettere di mangiare, non riuscire a controllare cosa si sta mangiando, etc…).
2. Gli episodi di abbuffata sono associati a tre o più dei seguenti aspetti:
- Mangiare più rapidamente del normale;
- Consumare cibo fino a sentirsi sgradevolmente pieni;
- Alimentarsi con grandi quantità di cibo anche se non si sente la fame;
- Mangiare da soli perché si prova vergogna;
- Sentirsi depressi, in colpa o provare disgusto verso se stessi dopo l’abbuffata.
Come osservato, l’impatto psicologico è premiante nel binge eating disorder. Vi è infatti alla base una difficile gestione delle emozioni. Solitamente, si tende a volerle evitare soffocandole col cibo. Il cibo, in questi casi, diventa un modo per “anestetizzare” le emozioni che possono essere negative oppure pesanti da vivere fin in fondo.
Insomma, il cibo diviene un modo per poter mantenere il controllo sulle proprie emozioni oltre che poter “superare” determinate crisi del momento.
Al termine delle abbuffate, chi soffre di questo disturbo, avverte profonde sensazioni di vergogna per il proprio copro e colpa legate alla percezione di “perdita di controllo” rispetto alla quantità di cibo ingerita durante l’abbuffata.
Chi soffre di BED tende a tenersi molto dentro, rischiando di soffocare i propri vissuti in silenzi che sono difficili da evitare oltre che eliminare, almeno che la persona non venga aiutata ad aprirsi. L’aiuto consiste nell’aiutare la persona a tirare fuori tutto ciò che la fa stare male. A tal proposito, uscire dal BED non è possibile, sebbene si possa cercare di trovare un equilibrio per gestire le abbuffate. Questo però non significa che non bisogna impegnarsi per trovare l’equilibrio migliore, ma non bisogna nemmeno pensare che è possibile uscirne da soli. È infatti necessario farsi aituare da persone professionalmente preparate, capaci di comprendere e ascoltare le esigenze della persona. In questi casi, il lavoro in equipe, è quello più funzionale ai fini della risoluzione del problema.
Solitamente in questi casi i professionisti a cui la persona si deve rivolgere sono lo psicologo, lo psichiatra e un professionista della nutrizione, il dietologo; perché questo sia un un approccio funzionale, è necessario che questi professionisti collaborino in maniera coesa è necessario non solo che abbiano dei protocolli comuni da seguire, ma anche che facciano parte a un unico servio: quello dei Disturbi alimentari detti anche Centri Regionali dei disturbi Alimentari.
Solitamente in questi servizi la persona viene seguita in maniera professionale tenendo conto di quelli che sono i sui bisogni. In questi luoghi la persona solitamente può sentirsi ascoltata senza che le venga sminuito il suo problema.
Questo clima è fondamentale non solo ai fini di un’alleanza terapeutica, ma anche perché, spesso chi soffre di BED, non parla perché ha paura. Paura del giudizio dell’altro, paura di non essere compreso, paura di essere preso in giro per il suo aspetto fisico, in poche parole, paura di essere giudicato. Ha inoltre paura di esporsi e, quindi, trova nel Centro dei Disturbi Alimentari un posto “sicuro” in cui essere totalmente se stesso potendo portare quella che è la propria sofferenza.
Vista la forza della condivisione per questi disturbi non esitate a contattarmi per un sostegno, o anche un semplice consiglio.il potere delle sotire, in questi casi è esponenziale, quindi utilizziamolo per aiutarci reciprocamente!
Se quindi pensate anche voi di soffrire di questi disturbi, oppure, se conoscete persone che portano addosso i segni della sofferenza per BED, potete condividere qua nei commenti la vostra esperienza.
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