LA VERITA' SU ME STESSA
Per quel che riguarda il mio Disturbo Alimentare, correlato anche da un diabete, la verità è molto semplice.
E sapete qual è? E’ che ci vuole coraggio a cambiare, gettando a terra tutti i muri che ci bloccano, impedendoci di portare avanti un possibile cambiamento.
Solo che quel coraggio per cambiare la propria condizione di persona con un diabete non l’ho mai voluto cambiarla; ancora meno, non ho mai voluto affrontarlo con me stessa. affrontare tale tematica era doloroso, perché la patologia la consideravo inesistente; questo perché se lui esisteva, aveva solo la funzione di farmi del male, impedendomi di portare avanti le mie scelte. Avere dei limiti alla vita, non ne volevo sapere, anche perché c’è ne ho già troppi. La mia sordo cecità, infatti mi richiede molte energie ed investirne altre mi costa tanta fatica.
Ascoltandomi, mi rendo conto che Ho si bisogno di affrontare tutto ciò che la patologia mi mette dinanzi; ma allo stesso tempo, mi piacerebbe che gli altri riuscissero a comprendere quello che vivo quotidianamente, questo perché pochi possono capire, perché poche sono le persone che possono essere sordo cieche e avere anche un diabete.
Si, è vero, c’è di peggio a questo mondo: chi non può assolutamente muoversi; chi non può nemmeno comunicare oltre che muoversi; chi è completamente alettato non potendo inoltre comunicare; chi soffre di una malattia terminale, per la quale gli restano pochi mesi/giorni per vivere, col rimpianto di non aver realizzato tutti i propri sogni. Insomma c’è di tuto, e di più. Perciò posso anche dire di considerarmi di essere fortunata, perché sto comunque continuando a vivere al meglio delle mie possibilità. Effettivamente, ci sono cose peggiori, ma fino a quando queste situazioni non le vivi, non le puoi nemmeno comprendere fino in fondo. Ed è per quello che credo che non potrò mai capire chi sta peggio; come nemmeno io potrò essere capita dagli altri sul mio vissuto verso questa patologia. Infanti, molte persone, mi chiedono cosa c’è che mi blocca o perché mi comporto così negativamente verso me stessa. A questa domanda, solitamente, non so dare risposta; ma non so nemmeno dare risposta sul cosa voglio davvero dalla mia vita.
In realtà non faccio altro che prendere quello che mi dona e a pensarci meglio quello che mi dona è tanto; ed è forse, per questo motivo, che faccio tutto quello che faccio senza fermarmi.
Forse faccio tutto questo per rispondere al bene che le persone mi trasmettono. Lo so, è tutto contradditorio, ma infondo cosa c’è di lineare nelle nostre coscienze? C’è la consapevolezza e l’incoscienza allo stesso tempo; c’è la voglia di sopravvivere a quella di vivere profondamente; c’è la voglia di cambiare, ma allo stesso tempo la voglia di rimanere quelli che si è. C’è un mondo dentro di noi che se disarmato correttamente, si può esplorare, perché quello che dentro di noi è presente, è più di quello che possiate pensare. E’ come diceva qualcuno, basta prendersi il tempo adeguato per poter ascoltare quello che l’animo nostro vorrebbe donare.
Tutto questo ci permette di comprendere quanto la malattia, il dolore, la sofferenza possono essere un'occasione per vincere continuamente sulle nostre oscurità più profonde: le nostre paure, evitando di rinnegarle e di riconoscere che potresti ancora ricaderci rischiando di voler mollare tutto, di lasciare tutto alle spalle e di andare a fare cose più vicine alle tue passioni, ma questo non ti è possibile se vuoi affrontare totalmente le tue paure. Quindi per sopravvivere o vivere cerchi di andare avanti lottando giorno dopo giorno per raggiungere con gioia il tuo obiettivo.
credo però che è solo quando inizieremmo a credere in noi stessi e nelle nostre capacità che forse potremo superare il grande ostacolo della malattia. Fino a quando penseremo che "gli altri" potranno esserci d’aiuto a uscire da quel "tunnel" di sofferenza in cui spesso finiamo, non potremmo superare il problema stesso, anzi continueremmo a considerarlo come un nemico da combattere e da ignorare. Quando in queste situazioni emerge la rabbia e il senso di colpa siamo decisi a ricominciare, a riprendere con tutte le nostre forze un comportamento coirente con le nostre scelte capaci di darci una serenità anche fisica oltre che morale; ma spesso in un secondo momento rischiamo di mollare subito e non perseverare credendo che prima o poi anche questo grande ostacolo lo potremmo combattere fino in fondo. In questi casi non si tratta di migliorare l'equitazione, si tratta di ricominciare a cavalcare, di riprendere quel percorso che ti permetta di trovare quell’equilibrio che continuamente cerchiamo. Però, fino a quando vedremmo le cose solo dalla nostra prospettiva non riusciremmo a muoverci su quella sella in maniera più sicura e adeguata. Non è tanto perseverare e portare avanti i propri obiettivi, ma è credere che un giorno le cose potranno andare meglio. Decidendo di cambiare in questo momento possiamo raggiungere con successo i nostri obiettivi! Però, se vogliamo che si possano migliorare, dobbiamo trovare una giusta motivazione ad affrontare anche questo grande cavillo che da diverso tempo pervade, incapaci o poco volenterosi nella possibilità di uscirne totalmente.
per tutto questo è difficile rimanere ancorati alle proprie certezze, perché i tentativi di ripresa sono tanti, ma altrettante sono le cadute. Perciò ancora una volta dovremmo rilanciare la nostra sfida e ripartire da dove siamo, anche se non ci crediamo profondamente.
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